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Godersi un riposo a Morra è quasi impossibile soprattutto se, mentre soggiorni tranquillo, ti giunge la notizia che ci sarà un’assemblea di autoconvocati del Pd. Impossibile mancarvi, ed infatti il 29 marzo, alle 17 e 30, ero al “Cigno blu” per assistervi.

Prima di entrare in una descrizione dettagliata occorre però partire da una constatazione: non è stata una assemblea del Pd. E’ stata, per essere precisi, una rimpatriata tra nostalgici della Dc, i quali compongono quella corrente del Partito democratico, molto ‘centro’ e poco ‘sinistra’. Non c’è stato bisogno di particolari abilità analitiche nel capire che tutti i presenti (o quasi) in comune più che la tessera dell’oramai quasi defunto Partito democratico, avevano una storia di appartenenza alla vecchia ‘Balena Bianca’, che in queste zone, come più volte detto, non è mai morta. Questa constatazione fa cadere anche uno dei pilastri portanti di tutta la discussione della serata: chi ha parlato al ristorante morrese fa politica da almeno 30 anni, anno più anno meno, e sicuramente non si farà da parte ora, nonostante la sonora sconfitta elettorale.

Inutile sarebbe anche elencare ad uno ad uno tutti gli interventi, basti prendere le parole chiave o, per essere aggiornati con i lemmi contemporanei, gli ‘hashtag’ della serata: #d’amelio #entisovracomunali #congresso e, naturalmente, il sempreverde #igiovani. Sul primo ha ampiamente incentrato, come prevedibile, il suo discordo l’ex sindaco di Lioni Rodolfo Salzarulo, l’unico lì a non essere cresciuto tra le correnti della democrazia cristiana. Lui era lì perché tutti condividevano un nemico comune: la Cirietta. Per chi non lo sapesse tale termine fu proprio una sua coniazione all’indomani della scellerata scelta da parte di Tartaglione, di far in modo che i Comuni con meno di 15.000 abitanti, in Irpinia, potessero veder alleato il Pd con chi voleva. In sostanza si è solo anticipato quello visto a livello nazionale il 4 marzo: una parte dell’Udc alleata al Pd. In Irpinia tale alleanza è stata stretta tra Rosetta D’Amelio e Ciriaco De Mita, ha visto vincere prima di tutto De Luca alle regionali, ma poi praticamente ogni Comune altoirpino diventare, per l’appunto, un paese ‘ciriettano’. A Lioni lo sanno bene. Questo, comunque, a detta dei presenti, ha segnato la ‘morte’ elettorale del partito democratico. Su questo, anche io, do ragione: votare Giuseppe De Mita era impossibile. Mi chiedo, però, come mai a dirlo siano ex democristiani, tra i quali anche qualche ex demitiano come Vanni Chieffo, che addirittura ha detto “sono un ex democristiano e me ne vanto”. Io, fossi in lui, non lo direi così spudoratamente per due motivi: primo, la Dc ha rappresentato in Irpinia l’esempio più eclatante di cosa significa “politica clientelare” e secondo, con questa affermazione dimostra di stare in politica da un bel po’. Altro nodo cruciale della serata sono state tutte le accuse contro gli enti sovra-comunali, in particolare Asi, Alto Calore e Comunità Montana. Questi enti, a detta dei presenti, sono andati in mano a persone riconducibili alla sfera politica demitiana, segnando di fatto una vera e propria sconfitta per chi, in qualche maniera, era a lui opposto. C’è stato anche chi ha sostenuto, come lo stesso De Blasio, che per ripartire bisogna “ascoltare i territori”. E magari, aggiungo io, si iniziasse a farlo. Quello che però non riesco a capire è il perché le stesse facce viste per tanti anni di politica continuino a dire le stesse cose, come un mantra, una litania da recitare ad ogni sconfitta. Sono questi i presupposti per cambiare pagina? E’ questa la reale volontà di cambiamento? Non era forse necessario attivare prima questo ascolto? Le belle parole dette giovedì non mi hanno colpito minimamente perché, appunto, discorsi già sentiti e risentiti centinaia di volte.

Ora però mi fermo un attimo perché occorre fare qualche altra riflessione.

Punto primo: Perché durante la campagna elettorale non sono stati fatti incontri del genere, se non uno prima della presentazione delle liste, nel quale si auspicava addirittura una candidatura con LeU? La domanda non è così scontata, qualcuno potrebbe anche pensar male. Potrebbe credere che volontariamente ci si sia tenuti lontani dal pre elezioni così ora da poter affrontare un partito lasciato morire. Sul livello politico nulla da dire, dal punto di vista morale qualche dubbio sorge. Magari anche spiegare perché, nonostante tutto, si dovesse votare per Giuseppe De Mita. Perché aspettare il 29 marzo?

Seconda cosa: ma si può ancora sentir parlare, lo ripeto, le stesse persone da svariati decenni, e potergli dar credito? Io non sono un sostenitore del “rottamiamo” a tutti i costi. So che serve l’esperienza. Ma so anche che se l’Irpinia, sopratutto quella Alta, vuole entrare nel terzo millennio ha prima di tutto bisogno di cambiare quantomeno il linguaggio.

Chi mi conosce sa quanto io mi batta per far comprendere che la ‘comunicazione’ è la materia più importante al giorno d’oggi. Diventa fondamentale in politica. Chi ha studiato Cicerone sa come già nell’antica Roma l’arte oratoria e dell’eloquenza fossero fondamentali nel ‘cursus honorum’, e ancora oggi la politica si fonda sull’importanza nel saper parlare ed esporre argomenti ma, nota dolente, seguendo i dettami di una comunicazione in continua evoluzione. Proprio su questo punto il fattore ‘festa della nostalgia’ si è fatto sentire in tutto e per tutto: tralasciando la scarsa pubblicizzazione, tutti, o quasi, i convenuti hanno usato una maniera dialettica in voga negli anni ‘80 o inizi ‘90, non di certo adeguata per il 2018. Nessuno, o quasi, ha un profilo social, nessuno cura un proprio sito internet. E queste persone, non di poco conto visto che la gran parte erano sindaci, assessori, segretari di sezione, si dovrebbero ‘scontrare’ ad armi ‘pari’ con una forza che proprio della modalità comunicativa ha fatto il suo cavallo di battaglia: il Movimento 5 Stelle. Se questi sono i presupposti, non ci sarà da sorprendersi se l’ondata ‘grillina’ continuerà la sua ascesa. Forse, almeno su questo, da Renzi avrebbero dovuto imparare qualcosa. Ma, se è vero che le parole hanno un peso che in politica si raddoppia, per far capire ancora meglio quale fosse il clima, farò un piccolo esempio.

Nel primo intervento di Gerardo Capozza, oltre alla disamina sull’epoca che si è conclusa, sul non trovare giustificazioni o sulle varie questione riguardanti l’area pilota (antico vanto), un passaggio mi ha colpito: nel parlare dei metodi della D’Amelio, reputati censori e dittatoriali, in una conferenza di centro-sinistra ci si aspetta, se si dovesse far un paragone, che questa persona accusata di essere ‘censore’ sia assimilata ai fascisti, ai nazisti, alla polizia cilena. Insomma ad ogni schieramento politico il suo ‘nemico’. Per Capozza, invece, un comportamento del genere è “bolscevico”. Non è un dettaglio di poco conto, è nelle piccole cose che si dimostra l’essenza di una persona, e in questo caso, avendo visto quasi partire un applauso da parte di gran parte della platea (Salzarulo credo solo perché stava sparlando della sua ‘nemesi’) è evidente il fatto che giovedì c’è stato un ritrovo di chi non ha nulla a che vedere con parte della politica fondativa del Pd. Se si guarda da più lontano questa situazione, si capisce come mai, molto probabilmente, questo partito non andrà avanti: non possono coesistere persone le quali hanno punti di vista politici così distanti. E mi viene in mente il parto di questa scellerata alleanza: Casini candidato blindato a Bologna.

Altro punto sul quale voglio ritornare è l’età: non me ne vogliano i più, ma credo che più giovani di me (ho 29 anni) in sala ci fossero davvero pochissime persone (1 o 2). Questo è sintomatico di almeno due cose: mentre un’ala del Pd si affida, almeno in Irpinia, alla popolarirà mediatica del momento di un ragazzo (Nicholas Ferrante), c’è un’altra parte che non solo non riesce a comunicare in maniera adeguata ai tempi (non ho visto nessuno lanciare un tweet, fare una foto per un profilo facebook, men che meno qualcuno al quale fosse venuta l’idea di fare una diretta su internet) ma che non rappresenta nemmeno un’attrativa per chi magari voglia solo sentir parlare di politica e che non abbia l’età per votare in Senato o che l’abbia raggiunta da poco.

In pratica, per concludere, la tanta voglia di vedere un gruppo unito presentarsi al prossimo congresso del Partito democratico, per portare avanti le istanze irpine, mi spaventa: non solo vedo persone legate anima e corpo a modelli politici di altre epoche, ma queste persone non costituiscono un riferimento per chi si affaccia sulla politica per la prima volta. Tutto ciò potrebbe portare ad un ulteriore peggioramento dei risultati ma persino un’allontanamento di chi magari vedeva nel Pd un possibile ‘approdo’ per il proprio voto, ma che in queste condizioni non può che veder ‘naufragare’ la propria volontà.

Io non sono un politico ma voglio comunque dare qualche consiglio: farsi da parte non è un reato, se davvero si crede di aver dato tutto, visto che i risultati parlano chiaro come ha giustamente detto lo stesso De Blasio; se si vuole continuare a fare politica bisogna aggiornare le modalità e capire che sono cambiati anche i bisogni delle persone ma, soprattutto, per abbandonare i ‘vecchi metodi’, se si dà un orario, cercare in tutti i modi di rispettarlo: il quarto d’ora è accademico, l’ora di ritardo è pura maleducazione.

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