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Le elezioni russe ci hanno insegnato una cosa fondamentale: ogni tanto dare per scontato qualcosa, funziona. Era scontata la vittoria di Putin sopra il 70%. Era scontata un’affluenza record. Era scontata persino la ‘classifica’ dei suoi ‘pseudocontendenti’. In pratica un panorama di scontatezza. Ma c’è qualcosa che di scontato non è, cioè il dopo voto. Non tanto per la Russia in sé, quanto perché il voto russo va a sommarsi a tanti piccoli tasselli che stanno mettendo in crisi il concetto di democrazia. In primis ciò che stiamo vivendo è un panorama di due degenerazioni: quella, appunto, della Democrazia e quella della globalizzazione. Partiamo dall’analizzare la seconda.

Oramai da anni è chiaro che la globalizzazione ha investito ogni sfera del nostro vivere: dalla comunicazione, all’essere sempre raggiungibili, fino ad arrivare alle estreme conseguenze lavorative come la delocalizzazione o gli ultimi scandali legati alla Cambridge Analytic. Tutta la nostra vita è ‘globalizzata’. Ma in sé tutto questo nasconde un paradosso: più ci si ‘globalizza’ e più ci si ‘nazionalizza’. Per spiegare meglio questo concetto dobbiamo prendere tre esempi.

La Brexit
Proprio la patria della prima ‘Costituzione’ ha dato il via al primo segno di cedimento del sistema globalizzazione, a livelli molto preoccupanti. Non che segni non ce ne fossero già stati, ma questo, a livello di opinione pubblica, sicuramente ha fatto scalpore. Forse nessuno se lo aspettava, men che meno i tanti sondagisti smentiti dall’esito del referendum britannico. Sta di fatto che proprio la Gran Bretagna, uno dei paesi fautori di un mondo globalizzato, ne sta pagando l’estrema conseguenza.

Trump
Il tycoon sorprese tutti quando, nel 2017 (si, è passato solo un anno dal suo insediamento) vinse le elezioni statunitensi, anche qui contro ogni pronostico, anche qui chiaro il segnale dato: chiusura, dazi, stracciare accordi.

Il 4 marzo italiano
Anche le nostre elezioni hanno dato una chiara risposta se si pensa che le domande maggiori, legate al mondo che ci circonda, possono essere riassunte con “Cosa pensi dell’Europa?”. Inutile sviscerare gli interi programmi di Lega e Movimento 5 Stelle, la loro risposta è una: guardare da lontano, fidarsi poco, prima noi poi si vedrà per gli altri.

Molti, analizzando questi dati, hanno fatto l’errore di credere che questi risultati siano i ‘figli’ di un peggioramento della cultura. Nulla di più sbagliato a parer mio. Non è la cultura a peggiorare, ma la globalizzazione e nessuno si sarebbe aspettato così in fretta. Probabilmente le cause sono tante, una su tutte l’uso dei social network, ma sta di fatto che la globalizzazione, essendo oramai una forma di governo vera e propria, ha la sua degenerazione che si potrebbe chiamare semplicemente ‘nazionalismo’. Già i filosofi greci, Aristotele e Platone su tutti, ci avevano avvisati sulle degenerazioni delle forme di governo, noi siamo riusciti a rendere non solo vere quelle affermazioni, ma, appunto, a globalizzarle. Se il metodo scientifico ci impone che per essere vera una teoria deve essere sperimentata e, soprattutto ripetibile, ecco che i tre indizi dimostrano una prova: ci stiamo avviando verso un periodo di nazionalizzazione globale, dove i bisogni primari vengono soddisfatti attraverso politiche di chiusura.

Ma tutto ciò, tornando all’inizio, cosa centra con la Russia? Tutto. L’ex Urss vanta in se ogni tipo di degrado: la democrazia che diventa demagogia, l’aristocrazia che è diventata oligarchia, la globalizzazione che è diventata nazionalizzazione, la monarchia che è diventata tirannide. Ciò va ad impattarsi con il nostro concetto democratico avuto fino ad ora, che vacilla sotto il fuoco di due fronti aperti, e la domanda sorge spontanea: come faremo a competere in questo scenario mondiale? Chi vincerà? Le false democrazie, quelle senza limiti ne temporali ne di potere? Oppure le nostre rappresentanze, quelle dell’Europa occidentali, che spesso fanno fatica anche solo a formare un governo in nome della rappresentatività? Questo quesito dovrà farci ragionare su quello che ci prospetta in futuro  sempre più globalizzato e quindi chiuso, nazionalizzato ed estremamente diffidente verso tutto ciò che è reputato diverso. Un mondo nel quale sempre più forti saranno gli Stati dove la degenerazione del potere ha portato all’assolutismo, dove l’unica speranza, forse, è l’unione che dovrebbe dare la forza.

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